Il Paris Saint-Germain di Luis Enrique continua a viaggiare a ritmi altissimi, confermando uno stato di grazia che sembra non conoscere ostacoli, né in patria né sul palcoscenico internazionale. Il debutto nella Coppa del Mondo per Club è stato un vero e proprio manifesto di forza: un 4-0 senza appello rifilato all’Atletico Madrid del “Cholo” Simeone, una squadra solitamente ostica che, stavolta, è apparsa impotente di fronte al fraseggio e alla rapidità dei parigini. La gara è stata sbloccata da Fabian Ruiz al diciannovesimo, ma è stata la gestione complessiva del match a impressionare, con Vitinha a dettare i tempi e le reti nel finale di Mayulu e Lee Kang-in, quest’ultimo glaciale dal dischetto nei minuti di recupero, a sigillare il risultato.
Una supremazia storica e territoriale
Questa vittoria non è che l’estensione di un trend che il club sta portando avanti con una costanza quasi disarmante per gli avversari. Se guardiamo ai confini della Ligue 1, il rapporto di forza con alcune realtà è diventato quasi simbolico. Prendiamo il caso del Le Havre: dal 2000 a oggi, i “Rouge et Bleu” hanno fatto visita allo Stade Océane cinque volte, portando a casa il bottino pieno in ogni singola occasione. Si tratta di una striscia di successi esterni che il PSG non ha replicato contro nessun altro avversario, trasformando ogni trasferta in Normandia in una prova di autorità. Per il Le Havre, d’altro canto, la compagine parigina è diventata un tabù insuperabile, essendo l’unica squadra affrontata così spesso tra le mura amiche senza essere mai riusciti a strappare nemmeno un pareggio.
Solidità e precisione sotto la gestione Luis Enrique
Il cammino nella stagione 2025-26 riflette una maturità tattica notevole. Il Paris Saint-Germain è attualmente l’unica squadra nei cinque maggiori campionati europei a non aver fallito un colpo contro le formazioni che occupano la parte destra della classifica. Mentre molte altre big europee incappano spesso nelle cosiddette “partite trappola”, perdendo punti preziosi contro le piccole, gli uomini di Enrique mantengono una concentrazione feroce, evitando distrazioni. C’è però un dato curioso che accompagna questo dominio: il rapporto con i legni. In questa stagione di Ligue 1, il PSG ha colpito pali e traverse per ben 15 volte, almeno tre in più di qualunque altra squadra. Solo nell’ultimo match di campionato sono stati due i legni centrati, a testimonianza di una produzione offensiva talmente vasta che persino la sfortuna fatica a contenere.
Crescita individuale e gestione delle energie
Oltre ai numeri collettivi, emergono storie di crescita individuale che spiegano la profondità della rosa. Bradley Barcola, ad esempio, sta aggiungendo nuove armi al suo repertorio: i suoi ultimi due gol sono arrivati di testa, eguagliando in poche settimane quanto fatto nelle precedenti quaranta presenze da professionista. Un segnale chiaro di come il lavoro sul posizionamento in area stia dando i suoi frutti. Anche Lee Kang-in si sta confermando un elemento imprescindibile, specialmente contro avversari specifici come il Le Havre, contro cui ha già messo lo zampino in quattro reti.
La capacità della squadra di gestire il calendario resta però l’aspetto più incoraggiante per lo staff tecnico. Vincere sistematicamente le partite di campionato che seguono immediatamente un impegno di Champions League non è scontato, eppure il PSG ci è riuscito nelle ultime cinque occasioni. È la prova di una tenuta mentale e di una profondità della rosa che permettono a Luis Enrique di ruotare gli uomini senza perdere l’identità di gioco, trasformando quella che un tempo era una squadra di solisti in un ingranaggio collettivo quasi perfetto.