L’orizzonte offensivo della Juve: dal sogno proibito Osimhen al cantiere Jonathan David

L’orizzonte offensivo della Juve: dal sogno proibito Osimhen al cantiere Jonathan David

Il pallino per Victor Osimhen, dalle parti della Continassa, non è mai svanito. Era il nome in cima alla lista di Cristiano Giuntoli, e ironia della sorte, resta il prescelto assoluto anche dopo il recente ribaltone in dirigenza. L’attaccante nigeriano è reduce da una stagione in prestito al Galatasaray, ma il suo cartellino è saldamente nelle mani del Napoli, e sotto il Vesuvio si preparano già alle barricate per scongiurare in ogni modo un “Higuain-bis”. Le gerarchie torinesi sono chiare: in caso di partenza di Vlahovic, il nigeriano diventerebbe automaticamente l’obiettivo numero uno, un profilo che mette d’accordo sia chi bazzicava le strategie tecniche in precedenza, come Tudor, sia la nuova linea dettata dal dg Comolli.

Aurelio De Laurentiis, ancora memore del tradimento del Pipita, ha però blindato il suo gioiello con una clausola da 75 milioni di euro, valida rigorosamente solo per i club esteri. Questo significa che, per una squadra italiana, servirebbe mettere sul piatto un’offerta ancora più spropositata per far vacillare il patron azzurro. La speranza del Napoli è chiaramente quella di ingolosire i soliti fondi arabi dell’Al Hilal o di scatenare un’asta in Premier League tra Manchester United e Chelsea, senza dimenticare i campioni di Francia del PSG, con cui i rapporti sono ottimi dai tempi dell’affare Kvaratskhelia. Eppure, il fattore tempo sembra giocare a favore della Vecchia Signora. Il giocatore avrebbe già fatto trapelare il suo gradimento per la destinazione e, se le sirene estere non dovessero concretizzarsi negli ultimi giorni di mercato, gli emissari bianconeri sarebbero pronti a rifarsi sotto. Non a caso, gli operatori di mercato restano abbottonati e le quote per un approdo di Osimhen in bianconero entro il primo di settembre sono insolitamente basse: si viaggia tra il 3.50 di Snai e il 3.00 di Sisal e Gazzabet. Un segnale inequivocabile che i bookmaker, fiutando l’aria, credono fermamente nel buon esito dell’operazione, anche con Giuntoli ormai fuori dai giochi.

Ma nel calcio, come sanno bene gli amanti del brivido, non esistono garanzie assolute. È proprio l’imprevedibilità di questo sport ad attrarre i tifosi verso il fascino dell’azzardo, una dinamica ben nota a chi frequenta portali come luckyhills-ca.com per esplorare la vastità dei casinò online, dove la sorte può ribaltarsi in un istante (piattaforme che, peraltro, offrono un’esperienza sicura grazie a strumenti di gioco responsabile accessibili sia da app che da browser). E di annate imprevedibili ne sa qualcosa Jonathan David.

L’attaccante canadese, sbarcato a Torino a parametro zero dal Lille come primo vero colpo firmato Damien Comolli, ha vissuto una stagione d’esordio decisamente in chiaroscuro. In Francia si era fatto un nome a suon di gol (ben 109 in 232 partite), diventando l’icona calcistica indiscussa del suo Paese, ma l’impatto con la Serie A – storicamente il campionato europeo più rognoso dal punto di vista difensivo – si è fatto sentire. Il tabellino stagionale recita 8 reti e 5 assist in 42 presenze. Numeri lontani dalla fatidica quota venti a cui era abituato, ma superare le dieci partecipazioni al gol al primo anno in Italia resta un segnale che Luciano Spalletti e la dirigenza non hanno intenzione di ignorare. L’idea di sacrificarlo sul mercato estivo, al momento, non è contemplata.

Anzi, con un contratto fresco di rinnovo fino al 2028 in tasca, Spalletti sembra intenzionato a concedere a David ulteriore tempo per farsi le ossa e assimilare i meccanismi della squadra. Il banco di prova decisivo sarà la tournée estiva pre-campionato, che vedrà la Juventus impegnata in una serie di amichevoli tra Hong Kong e l’Australia. Il giocatore, dal canto suo, ha analizzato la situazione con grande lucidità ai microfoni di TSN: “È stata una stagione fatta di alti e bassi. Sono arrivato in un club nuovo con aspettative enormi, e ovviamente non stavo segnando con la regolarità che avrei voluto. A volte la gente non ti capisce fino in fondo e tende a giudicarti in fretta, ma onestamente non me ne preoccupo più di tanto, perché so di avere intorno persone che tengono a me e sanno come sono fatto”.

Il canadese ci ha tenuto anche a smontare sul nascere le classiche dietrologie da bar sport su presunti malumori o spogliatoi spaccati. “Non ho la più pallida idea di come sia uscita quella voce, ma so per certo che è una falsità. Con i ragazzi nello spogliatoio vado d’accordissimo”, ha tagliato corto. E il campo gli ha dato ragione. La prova del nove si è avuta in pieno inverno: prima il goffo rigore fallito in casa contro il Lecce, un errore che avrebbe affossato il morale di chiunque. Poi, pochi giorni dopo, il gol liberatorio contro il Sassuolo. In quell’occasione, tutta la squadra è corsa ad abbracciarlo in blocco, spazzando via le critiche e spianando la strada a prestazioni più convincenti, come il trionfo per 3-0 contro l’Atalanta in cui David ha messo a referto sia una rete che un assist. Insomma, mentre si scruta l’orizzonte sognando il colpo da novanta, la Juve fa quadrato attorno alla sua scommessa nordamericana.