Il legame tra Mercedes-Benz e lo stato dell’Alabama non è mai stato così solido. A quasi trent’anni dall’uscita del primo SUV prodotto nello stabilimento di Vance, la casa automobilistica tedesca rilancia con forza. Il presidente Ola Källenius ha recentemente annunciato un maxi-investimento di 4 miliardi di dollari entro il 2030. Un annuncio che suona quasi come un ritorno alle origini per il cinquantaseienne Källenius, il quale negli anni ’90 muoveva i primi passi proprio in questo impianto come giovane esperto di finanza, prima di assumerne la direzione. La continuità politica o le alternanze di governo non sembrano scalfire questa partnership industriale. Come ha sottolineato lo stesso presidente, gli investimenti nel settore automobilistico si misurano in decenni, non in anni. D’altronde, a partire dal 2017, un miliardo era già stato iniettato per avviare la produzione di veicoli elettrici e costruire una fabbrica di batterie nella vicina contea di Bibb.
Tra nuovi volumi e flessibilità del mercato
I frutti di questa espansione sono tangibili. Recentemente sono state svelate le nuove generazioni di GLS e GLE, affiancate dalle rispettive varianti a zero emissioni. L’impianto di Tuscaloosa, che oggi sforna tra i 250.000 e i 300.000 veicoli all’anno potendo contare su una forza lavoro di 5.800 dipendenti, si prepara ad accogliere un pezzo da novanta. Si tratta della GLC, il modello in assoluto più venduto del marchio a livello globale, la cui produzione americana dovrebbe partire tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029. Questo traguardo farà lievitare la capacità produttiva fino a 340.000 unità, con probabili ricadute positive sulle assunzioni. Källenius, pur mantenendo un certo riserbo, ha lasciato intendere che gran parte dei nuovi fondi servirà a finanziare le generazioni future di veicoli e tecnologie. Una simile crescita impone una necessità fondamentale: investire nella formazione tecnica e professionale nelle scuole locali, una mossa vitale sia per Mercedes che per l’intero indotto. Tutto questo si inserisce in un quadro di mercato in rapido mutamento. Se quattro anni fa l’obiettivo era un passaggio totale all’elettrico entro il 2030, la tiepida accoglienza del pubblico americano ha spinto l’azienda verso una maggiore flessibilità. Il risultato si tradurrà nel lancio di ben sedici nuovi modelli di diverse alimentazioni previsti per l’anno prossimo.
L’anima compatta: la seconda generazione della GLA
Mentre Oltreoceano si punta sui grandi volumi dei maxi SUV, la strategia di Stoccarda continua a raffinare la sua offerta anche in Europa nel segmento delle compatte. Proprio i SUV più imponenti, come la GLE appena rinnovata in America, ispirano le forme della seconda generazione della Mercedes GLA. La più piccola delle crossover tedesche sfoggia infatti superfici levigate e linee bombate che le conferiscono un’impronta decisamente più matura rispetto al passato. Sotto la pelle, tuttavia, batte un cuore derivato dalla Classe A. L’architettura meccanica e gran parte degli interni sono condivisi con la celebre berlina. Spicca subito all’occhio la plancia identica, dominata dalla ormai nota strumentazione digitale. Due schermi affiancati racchiudono sia un cruscotto ampiamente personalizzabile, sia l’interfaccia principale per gestire i servizi di bordo, offrendo un vero concentrato di tecnologia d’avanguardia.
Abitabilità e dinamica di guida
L’ambiente interno si distingue per finiture di notevole qualità, mettendo a disposizione uno spazio generoso per quattro passeggeri. Qualche compromesso va accettato per l’eventuale quinto occupante, che seduto al centro del divano posteriore si troverà un po’ sacrificato. L’accesso al bagagliaio è comodo e la capienza risulta ampiamente soddisfacente per la categoria. Diventa provvidenziale optare per il divano posteriore scorrevole, un optional estremamente utile per modulare i volumi a seconda delle esigenze di carico. Al volante, la GLA si dimostra fin da subito una vettura brillante e agile. Lo sterzo preciso e un cambio automatico sempre all’altezza esaltano le doti dei propulsori, specialmente le varianti diesel come le brillanti e parsimoniose 200 d. Che si scelga la trazione anteriore o quella integrale, il dinamismo non manca. Bisogna però mettere in conto un assorbimento delle asperità stradali non sempre ottimale, colpa in parte della taratura piuttosto rigida delle sospensioni sportive previste per gli allestimenti Premium. Qualche piccola ombra riguarda pure l’ergonomia. Il tasto delle quattro frecce tende a confondersi tra gli innumerevoli comandi della consolle centrale e, in caso di malore del guidatore, il comando del freno a mano risulta fuori dalla portata dei passeggeri.
Allestimenti e dotazioni: una scelta mirata
Con un listino che parte da 43.770 euro, la dotazione di serie non si rivela particolarmente ricca in proporzione al posizionamento del veicolo. Accessori oggi comunissimi, come l’integrazione per smartphone tramite Apple CarPlay o Android Auto, i retrovisori ripiegabili elettricamente e persino il navigatore, richiedono un esborso aggiuntivo. La strategia più intelligente per il consumatore potrebbe essere quella di orientarsi sulle versioni d’accesso, come la Executive o la Advanced. Partendo da queste basi, risulta più logico “cucirsi addosso” l’auto aggiungendo solo gli optional realmente necessari, confrontando in un secondo momento il preventivo finale con i pacchetti top di gamma. Tra gli extra caldamente consigliati figurano i sistemi di assistenza alla guida, dispositivi di sicurezza passiva e attiva che permettono alla vettura di muoversi in modalità semi-autonoma garantendo viaggi ben più rilassati.