Martedì, Giugno 27, 2017

Carmina Campus“Ho iniziato presto a lavorare nella moda, facendo la designer di accessori nell’azienda di famiglia, e pur amando moltissimo il mio lavoro mi sono sentita ad un certo punto fagocitata dai suoi ritmi che ogni sei mesi mi imponevano di ricominciare da zero una nuova collezione.

Non riuscivo più a dare un senso a quello che facevo e ho quindi colto al volo l’occasione di acquisire un’azienda agricola alle porte di Roma per cambiare completamente vita, mettendo in atto una doppia conversione: quella dell’azienda al biologico e quella di me stessa a valori - come un più stretto rapporto con la natura e l’interesse per sviluppare progetti socialmente utili - in cui avevo sempre creduto, ma a cui non ero riuscita a dare spazio. Per un certo tempo mi sono sentita appagata adattandomi ai ritmi più lenti della vita agricola. Poi il mio vecchio lavoro è tornato a voler fare, ma gli ho dato un senso diverso abbinandogli questi valori che nel frattempo avevo riscoperto. Era il 2006 ed è a questo punto che ho cominciato questa nuova avventura: questo è stato proprio l’inizio di Carmina Campus, un progetto per il quale utilizzo materiali di riuso (non riciclo che implicherebbe processi di trasformazione chimici o industriali), per realizzare prevalentemente borse e accessori. Uso materiali che giacciono dimenticati, fondi di magazzino spesso poveri, che poi seguo nella manifattura con la stessa cura delle borse che facevo un tempo e che affido ad abili artigiani italiani per ottenere pezzi unici di alta qualità. Ora sono felicemente impegnata con tutti e due i miei lavori, quello di imprenditrice agricola e di designer, che spesso si intrecciano tra loro.” Queste sono le parole di Ilaria Venturini Fendi: figlia di Anna, una delle cinque sorelle Fendi, e sorella di Silvia Venturini Fendi (Presidente di Altaroma e direttore creativo con Karl Lagerfeld della storica maison, per le linee uomo e accessori).  Dal 2006 crea e produce Carmina Campus, una collezione di borse, accessori e mobili con lavorazioni di alta qualità applicate su materiali di riuso. Un brand che impiega il lavoro di artigiani italiani molto qualificati su materiali recuperati con una ricerca continua e approfondita, condotta anche nei magazzini di grandi aziende, dove spesso giacciono grandi quantità di materiali non utilizzati. Fondi di magazzino, vintage, fine serie, materiali accantonati per non aver passato gli standard qualitativi previsti dal loro utilizzo originale, ma perfetti per altri usi, sono le materie prime “povere” che vengono accostate a quelle “nobili” come ritagli di pelliccia o di pelle recuperata dai campionari dei pellettieri, con lavorazioni artigianali made in Italy molto ricercate e rese più difficili proprio dalla natura dei materiali e delle loro combinazioni. I prodotti sono essenzialmente equiparabili, anche nei costi, a prototipi, pezzi unici cui viene assegnata una numerazione di serie e un cartellino con la lista dei materiali impiegati, a sottolineare queste particolarità. La particolarità, l’ingegno, la creatività e la passione sono elementi caratterizzanti di questa artista e delle sue creazioni. Le collezioni da lei pensate e ideate sono varie. Le CONCHO BAGS, ad esempio, sono ispirate ai conchos, tipici ornamenti stile rodeo su abiti e cinture, hanno borchie realizzate con i fondi delle lattine e lunghe frange. Nelle FISH BAGS invece, i campioni di pellame delle cartelle colori a forma di tavolozza vengono riutilizzati per creare banchi di pesci multicolor, cuciti sui tessuti. Ci sono poi due modelli fatti interamente di cartelle colori, senza cuciture, tenute insieme solo da rivettature di metallo. Sono destrutturate e morbide, senza fodera ma con il fondo rinforzato di pelle all'interno. Possono essere multicolor o con sfumature dello stesso colore. Poi lw GRID BAGS: due misure di borse rettangolari con sottili doppi manici. Tutta pelle ottenuta da cartelle colori intrecciate con un lungo lavoro a mano, senza cuciture, con rivetti di metallo che tengono insieme il pattern. Le SWATCH BAGS contano un continuativo caratterizzato dall'utilizzo delle cartelle colori in varie dimensioni. Include molti modelli diversi, ma la pelle è sempre cucita su un tessuto di base che può essere canvas, denim, nylon ecc. Le KARLA BAGS sono borse che idealmente derivano dalle Swatch perché la pelle è sempre quella delle cartelle colori, ma di grandi dimensioni e tagliata a triangoli. In questo modo viene creata la struttura a sporta della borsa. Le misure vanno dalla large alla mini.  Poi troviamo le NET BAGS, borse destrutturate, morbide e leggere. A due manici o postine, sono caratterizzate dai tagli verticali a laser che danno al materiale - pelle o pvc, tela camion o tessuti plasticati con fantasie varie - la possibilità di espandersi come una rete, creando delle trasparenze. Le OPENWORK BAGS sono una linea tutta in pelle, fatta di shopping o postine. La pelle è traforata come una griglia a minuscoli quadratini. I colori sono il cuoio naturale, il nero o tonalità brillanti come il rosso e il giallo. E infine le PYRAMID BASKET BAGS. Questa linea è realizzata con piccoli ritagli di morbida nappa provenienti dalla manifattura delle guanterie o dell'abbigliamento, abbinati a tessuti come denim, canvas, spalmati. Le shopping sono destrutturate, reversibili con interni monocolore. Dice Ilaria: “Come designer oggi sento una responsabilità in più, quella di capire la vita di ogni oggetto che creo, a partire dall’origine dei suoi materiali, passando per il suo ciclo produttivo e per finire, il più tardi possibile , alla discarica. Credo che la moda, fin’ora abbastanza in ritardo nel recepire i cambiamenti globali, mantenga il suo potenziale di persuasione con il quale potrà fare molto per trasformare una tendenza verso la sostenibilità e l’etica in qualcosa di più duraturo e stabile, diventando presto tra i protagonisti, mi auguro, di una vera e propria rivoluzione culturale. Questo progetto mi arricchisce molto sia sotto il profilo umano che quello professionale e come imprenditrice di una nuova generazione amo spesso dire che se le cose andranno bene a me andranno bene anche a loro.”  Ha iniziato inoltre un progetto di training e lavoro in alcune carceri italiane, certificato e monitorato dal Ministero di Giustizia e messo in atto grazie alla collaborazione con un pool di cooperative sociali collettivamente riunite sotto l'etichetta Sociallymadeinitaly, presentando nel marzo 2015 la prima collezione di borse frutto di questa collaborazione. Nella prima parte del 2015 ha debuttato anche una linea speciale prodotta con residui di lavorazione di Vibram, azienda leader mondiale nella produzione di suole in gomma, che è andata ad aggiungersi ad altri progetti in co-branding già realizzati in passato con marchi internazionali come Campari e Mini-BMW. A tutto questo si uniscono le attività di utilità sociale, tra cui il progetto speciale in Africa, svolto in collaborazione con l’International Trade Centre (ITC), agenzia congiunta delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio attiva nella promozione del lavoro, della formazione professionale e della micro imprenditoria nei paesi africani: oltre ai semi lavorati per le borse made in Italy, il marchio produce una linea interamente realizzata in Africa con materiali locali. Le creazioni Carmina Campus – orecchini, collane, bracciali, borse, portafogli, mobili – sono distribuiti presso il flagship store Re(f)use, aperto a Roma a due passi da Via Del Corso, e in alcune selezionatissime boutique italiane e internazionali. A Palermo il marchio arriva per la prima volta grazia alla collaborazione con AMORlab.  Questa artista ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro tra cui il premio “Excellence in Ethical Business” che le è stato conferito nell’ottobre 2012 dal Sindaco di Dallas. E’ stata anche speaker durante la conferenza dell’International Herald Tribune organizzata da Suzy Menkez a Roma nel novembre 2012, incentrata sull’Africa e nel settembre 2015 a Beijing è intervenuta al Global Maker Movement - The Culture & the consumption Forum, su invito della Beijing Design Week. Moda e riciclo, sono un binomio ormai ben noto. Non è però così scontato che ad avvicinarsi ai materiali di recupero sia l'alta moda, che appare così lontana dall'ecosostenibilità e che nella maggior parte dei casi si serve di tessuti e di materie prime di grande valore. Qualcosa sta cambiando e anche le case di moda più importanti hanno iniziato a cambiare prospettiva. In questo modo anche l'alta moda si impegna per conciliare il rispetto dell'ambiente con la creatività nella realizzazione di nuove proposte. Il progetto Carmina Campus è nato per proporre un approccio diverso alla creatività e al consumo. Questo progetto quindi, nasce come progetto di creatività sostenibile e di ethical fashion, in risposta agli effetti dell’attuale crisi economica, ecologica e sociale. Il tutto passando attraverso la filosofia del fatto a mano, l’eccellenza artigianale e la predilezione per la cultura del riuso. Il know-how di Ilaria come designer di accessori di alta gamma, si coniuga così con la volontà di interpretare in maniera responsabile il sistema moda, scegliendo solo materiali già esistenti o di scarto, usciti dal circuito di produzione.

Beatrice Spreafico

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