Mercoledì, Maggio 24, 2017

del grande turchiaUna speranza si accende nel caso Del Grande. E’ il papa di Gabriele, Massimo Del Grande, a rivelarlo dicendo che la Farnesina si sta dando da fare per organizzare l'incontro con il ragazzo, che dovrebbe avvenire proprio oggi, venerdì. E dietro di lui a fargli eco, Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera a Pechino ha fatto sapere che "ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L'Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l'azione dell'ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l'azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche". E poi: "Questo sta già accadendo in modo discreto ma spero produttivo. Il lavoro che facciamo e che stiamo facendo è di sostenere il lavoro delle autorità italiane rispetto alle autorità turche e accompagnarlo sia localmente che anche a Bruxelles".

Per chi non lo sapesse, Gabriele Del Grande è un giornalista italiano 35enne. Da tempo si occupa di problematiche legate alle migrazioni e di documentare i flussi per il blog Fortress Europe. Ma dal 10 aprile è trattenuto in Turchia, in un centro di detenzione amministrativa a Mugla, dopo essere stato fermato dalla polizia ad Hatay, provincia sud-orientale al confine con la Siria. Del grande si trovava in Turchia per realizzare delle interviste a dei profughi siriani per il suo ultimo libro “Un partigiano mi disse”, un’opera sulla guerra in Siria e sulla nascita dell’ISIS. Il motivo per cui Del Grande è stato fermato non è apparso subito chiaro: inizialmente si è pensato che avesse con sé il permesso stampa, necessario in quella zona. Dopo qualche giorno il Ministero degli Esteri aveva fatto sapere che il giornalista «si trovava in una zona del Paese» in cui non era «consentito l’accesso». In realtà tutti i suoi documenti erano perfettamente in regola quindi, una seconda ipotesi legata a questo arresto è legata sicuramente al lavoro di Del Grande.

Un giorno dopo l’arresto, sui principali giornali italiani era circolata la notizia – attribuita a fonti diplomatiche – che nessuno poteva vedere Del Grande o entrare in contatto con lui, che risultava in stato di fermo (e non di arresto) e che sarebbe stato espulso e imbarcato su un volo da Istanbul verso l’Italia nella mattinata di giovedì 13 aprile. In realtà questo non è avvenuto e il provvedimento amministrativo per la sua espulsione non risulta ancora essere stato emesso. "La Turchia deve rispettare la libertà di stampa se vuol far parte dell'Unione europea". Lo ha detto a Londra il presidente dell'europarlamento, Antonio Tajani, rinnovando il suo appello per il rilascio immediato di Gabriele Del Grande. "Non è un fatto solo italiano", ha sottolineato ricordando che Ankara ha "200 giornalisti in carcere, turchi ma anche stranieri" e citando assieme a Del Grande "il caso del giornalista di Die Welt". Non si può negoziare con l'Ue "se si fanno scelte di questo tipo. Peggio ancora se si va verso un referendum per la pena di morte".

Dal giorno dell’arresto fino a martedì 18 aprile, non c’erano stati contatti diretti di Del Grande né con la famiglia né con le Autorità diplomatiche italiane. Il 18 aprile, infatti, gli è stata concessa una telefonata alla compagna che è stata poi trascritta e pubblicata: «Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti».

E proprio Alexandra D'Onofrio, compagna di Daniele Del Grande, afferma: "Abbiamo girato insieme il video che ha lanciato il crowdfunding per “Un partigiano”, il suo nuovo progetto che ha avuto oltre 1340 sostenitori/donatori: Gabriele voleva incontrare siriani fuggiti in Turchia". “Lui - spiega - va zaino in spalla e chiacchiera, passa ore a parlare con le persone nella loro lingua senza mediatori, in maniera spontanea. Non va alla ricerca dello scoop, ma di quanto ci può fare riflettere. Abbiamo lavorato insieme quando i giornalisti potevano entrare nei Cie, Gabriele scriveva articoli e inchieste. Poi dal 2011 li hanno chiusi e abbiamo deciso di documentare quello che c'era intorno". "Quando è andato in Siria la prima volta, nel 2011 - continua -, ero in apprensione. Ma da quando abbiamo bambini, era poco interessato ad andare al fronte. Ed ora era lì al confine turco per ricostruire in un libro la memoria di quella guerra: come sono nate le prima proteste, come è stata la fuga dalla Siria... Lui si fida di me, mi avrebbe detto la verità altrimenti. Non aveva alcuna intenzione di passare il confine con la Siria". La Farnesina chiede con insistenza, fin dal primo giorno di questa vicenda, che Gabriele Del Grande possa ricevere regolare assistenza legale e consolare.

Nel frattempo sui social network è stata lanciata una campagna. Su Twitter l’hastag è #iostocongabriele: si chiede alle autorità italiane di fare pressione sulle autorità turche perché rilascino Del Grande quanto prima e perché gli vengano garantiti diritti minimi come un colloquio con un avvocato, un incontro con l’autorità consolare, la possibilità di telefonare, informazioni sulla ragione del fermo e data prevista per l’espulsione.

Beatrice Spreafico

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