Giovedì, Dicembre 13, 2018

marta lockNel 1987, Fiorella Mannoia, una delle interpreti più raffinate del panorama musicale italiano, portò al successo “Quello che le donne non dicono”, un brano scritto dalla coppia Enrico Ruggeri-Luigi Schiavone. In questa poesia in musica di straordinaria bellezza, si rappresenta al meglio quello che è l’animo femminile e le sfaccettature che lo connotano.

Dall’incontro con Marta Lock, che avviene in un pomeriggio d’estate nel Centro di Milano, non riesco a togliermi dalla testa le parole della canzone. Credo che se gli autori del brano avessero avuto l’opportunità di incontrarla, non avrebbero potuto avere a disposizione miglior Musa ispiratrice.

Marta Lock è una delle più prolifiche scrittrici della nostra letteratura contemporanea. Nasce a Terni nel… beh… di una signora non si dice; anche perché nel suo caso, il tempo sembra essersi fermato e molto difficilmente si verrebbe creduti. La sua avventura parte proprio dalla città umbra che per lo spirito di Marta è un po’ troppo stretta. Dopo alcuni anni trascorsi a lavorare come impiegata, a 28 anni Marta Lock capisce che non può essere quella la sua strada: il Sacro Fuoco dell’Arte le brucia dentro ma ancora non ha una sua precisa identità. Per far luce, Marta sceglie di abbandonare la certezza, oggi relativa, del posto fisso e decide di partire per l’estero dove lavora come animatrice nei villaggi turistici. Vive a Djerba, in Messico, a Cuba. Durante questi viaggi durati due anni, Marta non compie solo un confronto tra la sua cultura e quelle locali ma un vero e proprio viaggio introspettivo alla ricerca della valvola che dia sfogo al suo estro artistico. Potrebbe essere la danza, disciplina che ha praticato con profitto o forse altro; è un’appassionata lettrice ed è da questa passione che il percorso comincia a farsi più nitido. Rientrata in Italia, dopo un breve soggiorno a Rimini arriva a Milano. E’ nel Capoluogo lombardo che Marta Lock comincia a muovere le dita sulla tastiera del computer: “Notte tunisina”, la sua opera prima scritta in soli due mesi e mezzo, prende forma e sarà pubblicata nel Maggio del 2011. Ben accolta dalla critica, nel 2012 si aggiudicherà il 4° posto alla decima edizione del “Premio nazionale di letteratura Città di Mesagne”. A questo punto, non ci sono più dubbi: la strada è quella: scrivere, raccontare e raccontarsi; sì, raccontarsi poiché Marta regala sempre un po’ di sé ai protagonisti delle sue opere letterarie. Non le interessa dar loro una descrizione fisica ma esaltarne gli aspetti dell’anima. Successivamente, a Luglio del 2012, viene pubblicato il suo secondo romanzo: “Quell’anno a Cuba”, anche questo premiato con un onorevole quinto posto nella medesima edizione del Premio nazionale succitato. Anche la terza opera, “Ritrovarsi a Parigi” non vorrà essere da meno delle precedenti in termini di consenso: incasserà il 4° posto alla ventiseiesima edizione 2013 del “Premio nazionale di letteratura Prof. Francesco Florio”.

miami diariesOggi, Marta Lock porta all’attenzione del pubblico e della critica il suo quarto romanzo: “Miami Diaries” sul quale vogliamo soffermarci. La storia si snoda tra i quartieri alti della città statunitense dove vivono tre amici come di più non potrebbero essere: due ragazze ed un ragazzo. Le prime, sono figlie di due magnati che finiscono in carcere con l’accusa di evasione fiscale mentre il ragazzo è un brillantissimo architetto omosessuale dichiarato. Le giovani, sono travolte dalle conseguenze economiche devastanti che le porteranno nello spazio di un tintinnio di manette, dai party più esclusivi della Florida al problema di doversi guadagnare da vivere per sé stesse e per le loro madri. Sarà l’alleanza con il loro amico architetto che le porterà a risalire la china: aprendo un’agenzia immobiliare e cominciando quindi a capire il significato vero di guadagnare dal proprio lavoro. Un’esperienza che condurrà questi tre giovani a scoprire quei valori così distanti dalle vacuità del jet set, rendendoli persone infinitamente migliori di prima.

E’ questo a cui Marta Lock tiene particolarmente: trasferire con i suoi scritti l’importanza fondamentale di riscoprire quei valori che oggi – sembrerà una frase fatta - pare non esistano più. Non a caso si sente molto simile a Carrie Bradshaw, una delle protagoniste del serial “Sex and the City” e come Carrie, anche Marta compie esercizi di analisi dei valori calati nel terzo millennio. E non lo fa solo dalle pagine dei suoi romanzi; Marta Lock è anche una pregiata aforista; la sua raccolta di aforismi “I Pensieri della Sera”, nel 2013 le è valsa la finale alla settima edizione del “Concorso nazionale di Filosofia di Anpf Confilosofare” dove ha presentato una selezione di dieci aforismi contenuti nell’opera suddetta.

Marta Lock è anche impegnata nel sociale. Il suo sostegno al Centro Antiviolenza Mondo Rosa le ha permesso di vivere una settimana presso il Centro Calabrese di Solidarietà a Catanzaro dove ha conosciuto donne vittime di stalking e non solo, ospitate nella struttura insieme ai loro figli. Un’esperienza importante per lei che racconta i suoi personaggi femminili nei termini di coloro che non intendono abbassare la testa, accettando quel che viene imperativamente deciso dall’alto ma combattono quotidianamente per la loro libertà.

Chissà quali sono i tre sogni di Marta; naturalmente quello di vedere i suoi romanzi prendere forme sotto altre arti. Per “Quell’anno a Cuba” vorrebbe divenisse un musical; per “Ritrovarci a Parigi”, la sceneggiatura di un film e per “Miami Diaries”? Ovviamente un serial tv.

A Marta Lock credo non si possa che augurare il meglio possibile.

Antonio Marino

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