Venerdì, Agosto 18, 2017

biennale arte venezia

Dal 6 maggio al 22 novembre 2015 ha luogo a Venezia la 56ma Esposizione Internazionale d' Arte della Biennale, che celebra il centoventesimo anno dalla prima Esposizione (1895) e si estende nel Padiglione Centrale ai Giardini, nell'Arsenale e in aree esterne.

136 sono gli artisti, dei quali 88 presentati per la prima volta, provenienti da 53 Paesi, molti da aree geografiche che instistiamo ad appellare periferiche. Il valore più importante della Fondazione è il “Parlamento delle forme”, il pluralismo linguistico che svela significato e significante. E' un luogo di dialogo libero che promuove Arte, Architettura, Danza, Teatro, Musica e Cinema.

Il curatore Okwui Enwezor focalizza la sua ricerca nel rapporto tra arte e sviluppo della realtà umana, sociale, politica, un incontro freudiano tra le energie espressive interiori dell'artista e le tensioni del mondo esterno. Nonostante i monumentali progressi conoscitivi e tecnologici viviamo ancora nell'Age Of Anxiety novecentesca di James Joyce. Il tema di quest'anno è All The World's Future, ma si tratta di un futuro inquieto e fortemente definito dal passato. Lo stesso Enwezor cita Walter Benjamin in relazione all'Angelus Novus di Klee: “[...] Ha il volto rivolto al passato; dove a noi appare una serie di eventi, vede una sola catastrofe. […] Vorrebbe fermarsi e ridestare i morti, […] ma una tempesta gli penetra nelle ali […] e lo sospinge irresistibilmente nel futuro”.

L' Esposizione è un palcoscenico multiforme in cui si medita su apparenza e apparizione, significato e significante dell'arte contemporanea.

Focalizziamo l'attenzione sul Padiglione dell'Albania, curato da Marco Scotini, che è completamente in linea con la ricerca dialettica dell'Esposizione. L'artista rappresentante è Armando Lulaj (Tirana,1980), che ha partecipato a Stadtische Kunshtalle Munchen (2010), alla sessantatreesima Berlinale (2013), alla sesta Berlin Biennal (2010), alla ottava Baltic Biennal Of Contemporary Art, alla 52. Biennale Di Venezia (2007), alla Biennale di Tirana (2005) e alla Biennale Di Praga (2003 e 2007).

In questa edizione Lulaj propone una trilogia filmica legata alla Guerra Fredda in Albania, alla memoria collettiva e all'esperienza storica. I film sono <<It Wears As It Grows>> (2011), <<Never>> (2012), <<Recapitulation>> ( 2015, un demiurgo realizzato appositamente per la Biennale). Tre luoghi differenti: Tirana, Berat e Argirocastro; tre episodi collocati in tempi diversi: la caduta di un aereo nemico (1957), un incidente sottomarino tra avversari politici (1963) e un'iscrizione di un messaggio politico a scala territoriale(1968). Il concetto primordiale è il tempo, che diviene puramente formale in quanto presente, passato e futuro fuoriescono dalle loro definizioni modificandosi e influenzandosi a vicenda continuamente. La memoria è frammentaria, basata su scarti mnemonici, dettagli marginali, che assumono un significato emblematico. Per quanto riguarda il rapporto tra le opere dell'artista e le caratteristiche strutturali del padiglione non si può parlare di armonia, bensì di dicotomia. Il padiglione dichiara una natura fittizia e transitoria, dissonando con i suoi lavori. L'effetto sul pubblico è destabilizzante, quasi surrealista, del resto il colossale scheletro di cetaceo posizionato all'interno del padiglione appare come una sorta di enorme Ready-made.

Ho intervistato il curatore del padiglione albanese Marco Scotini, che sicuramente potrà svelarci in modo chiaro l'obiettivo della ricerca artistica.

A. Cavigioli: In che modo l'ascesa al potere di Edi Rama nel 2013 ha influenzato in modo strutturale e tematico le scelte del padiglione Albania nell'edizione 56. Biennale di Venezia ?

M. Scotini: Prima di intraprendere la carriera politica Edi Rama è docente di pittura e artista, coinvolge gli abitanti di Tirana in un progetto rivoluzionario che consiste nel dipingere i palazzi della città. Dimostra, dunque, grande interesse verso l'arte visiva e nel 2002 (ormai sindaco dal 2000) organizza la prima biennale di Tirana. Nel 2013, dopo un governo di destra (Sali Berisha) viene eletto primo ministro. La partecipazione all'edizione 56. Biennale è un grande investimento in campo artistico, una scommessa sul ruolo della produzione dell'arte contemporanea. Uno sforzo decisamente ripagato, ad esempio il padiglione dell'Albania è stato inserito nella Top Ten del Corriere Della Sera. Il carattere di rappresentaza non è stato semplice da articolare per curatore e artista in quanto l'idea di nazione non è solida ma si tratta di una proliferazione di stati nazionali.

A. Cavigioli: Quali sono gli aspetti che la legano maggiormente ad Armando Lulaj ?

M. Scotini: Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2003 e mi colpì la performatività esuberante, provocatoria, estremizzata; per esempio durante l'opening di una mostra all'interno di una galleria d' arte aveva dato fuoco ad una macchina. Dall'altro lato il lavoro di Lulaj si basa sugli emblemi del potere, vi è sempre un confronto eroico tra una soggettività artistica depotenziata e le immagini del potere. Il simbolismo è un aspetto fondamentale, come si può vedere in “Living Memory”, una stella a cinque punte rossa in legno che l'artista fece bruciare sulla collina di Tirana, metafora dello svanimento del socialismo, di cui rimangono gli spettri. Lo scheletro stesso della balena, paragonato al Leviatano, è un archivio simbolico: il cetaceo fu ucciso per errore durante la guerra fredda dai soldati albanesi, che lo avevano scambiato per un sottomarino americano. Fu posto all'interno del museo di storia naturale, poi trasportato da alcuni giovani per le vie della città di Tirana e infine messo a riposo nel mausoleo. Si può dire che vi sia una dicotomia tra azioni performative destablizzanti e un simbolo di potere stabilizzante.

A. Cavigioli: Quello di Lulaj è un immaginario univoco o aperto duchampianamente a diverse possibilità?

M. Scotini: Si tratta di un immaginario assolutamente aperto, estetico e non definitorio. Il lavoro degli emblemi trasposto nella trilogia assume valori estetici differenti: gli elementi non sono chiusi in se stessi e contengono varie conformazioni semantiche.

biennale arte veneziaA. Cavigioli: Per quanto riguarda il tema della memoria, presente in maniera evidente sia in mostre precedenti come Il Piedistallo Vuoto e Too Early Too Late che in questa edizione, si tratta di un tema statico o dinamico ?

M. Scotini: Il concetto della memoria è un altro aspetto che ha avvicinato me e Lulaj ed è più un tema di approdo che di partenza per entrambi. Non è un lavoro sul tempo ma contro il tempo: non si portano alla luce le rovine del passato ma si coglie nel passato il presente. La memoria si ripresenta come uno spettro ed è indefinita, viene continuamente reinterpretata. La mostra Il Piedistallo Vuoto del 2014 si apriva con un neon intermittente che citava Amleto: << enter the ghost, exit the ghost >>. I video della trilogia filmica di Lulaj sono apparizioni su parete che compaiono e scompaiono continuamente.

A. Cavigioli: Qual'è il legame con il tema generale della biennale “All The World's Future” ? Si può dire che il passato influenzi oltre al presente anche il futuro ?

M. Scotini: Credo che il padiglione albanese sia un'appendice della mostra di Okwui Enwezor; Noi abbiamo esposto il nostro progetto legato al passato al ministero albanese poco prima che Enwezor presentasse il tema,anch'esso legato fortemente al passato, citando l'Angelus Novus di Benjamin. Un altro aspetto comune è legato alla struttura presente al centro dei Giardini della Biennale: una rilettura del Capitale di Carl Marx, che contamina gli spazi dei padiglioni in cui emergono molte indagini sul lavoro. Alla biennale di Praga del 2007 ho presentato un lavoro di Lulaj in cui erano posti in una teca alcuni libri del capitale macchiati di sangue in seguito al loro trasporto all' interno di un mattatoio. Si può dire, dunque, che vi sia uno stretto rapporto tra la nostra ricerca e quella di Enwezor.

A. Cavigioli: Il tema della Guerra Fredda è in qualche modo un'allusione a tensioni presenti ?

M. Scotini: Le allusioni non mancano anche se non si tratta della Guerra Fredda in sé. Il tema realmente contemporaneo è l'idea di articolazione, di invenzione del nemico, presente soprattutto in Albania. Quando il leader del partito del lavoro riempie di bunker l'Albania, una nazione piccola e isolata, si tratta di una strategia apparentemente immotivata: nessuno avrebbe mai attaccato il paese. Il vero obbiettivo è mantenere il popolo coeso, unito contro un nemico immaginario. Lo scopo non è legato ad una difesa esterna ma al potere interno. L'ultimo video della trilogia filmica, realizzato appositamente per la biennale, contiene una forte allusione: un vecchio aereo americano viene riportato ironicamente in cielo e diviene nemico di qualcos'altro.

Arianna Cavigioli

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