Giovedì, Dicembre 14, 2017

inter milanMilano, 19 maggio - Mentre la Juventus inanella successi a profusione, Inter e Milan chiudono la stagione da spettatori e a testa bassa, coltivando progetti diretti a rendere più roseo un futuro che al momento vira maggiormente verso il grigio.

Certamente, le milanesi versano entrambe in acque torbide e arrivano a giugno con una graduatoria simile, anche se è lecito scorgere qualche differenza di spirito nell'analisi della loro condizione complessiva. I nerazzurri, infatti, probabilmente non hanno ancora del tutto assimilato il trapasso emotivo e manageriale dall'era Moratti a quella Suning, attraverso l'interregno Thohir. Ne è di conseguenza scaturito un enorme equivoco in termini dirigenziali, tecnici e sportivi.

La proprietà asiatica ha dato l'impressione di palesarsi solo a tratti, forse ancora troppo impegnata a prendere confidenza con la realtà del calcio italiano; l'impatto gerarchico sui giocatori è apparso a volte troppo morbido, mentre è risultato eccessivamente severo nel giudizio sul lavoro di Stefano Pioli, del quale hanno finito per risultare oscurate le indiscusse doti di signorilità. Il mercato estivo scorso, peraltro, si è rivelato più gridato che armonico e ha generato sovrapposizioni di ruoli senza peraltro colmare vuoti ormai atavici, per di più con un dispendio di risorse che non è fuori luogo definire eccessivo.

L'Europa League è stata poi male interpretata, lasciando nello spettatore la sensazione che rappresentasse un fastidio anziché un privilegio; la partecipazione alle competizioni europee del prossimo anno, inoltre, è sfilata dalle mani dei nerazzurri un giorno alla volta, assumendo sempre più le sembianze di un miraggio. Ad oggi, la proclamazione di nomi altisonanti di mercato, soprattutto in termini di guida tecnica, pare volta per lo più a nutrire la fiducia nel futuro di una tifoseria che ha visto alternarsi, spesso con paziente attesa, modeste soddisfazioni a cocenti delusioni.

In casa Milan, la cui situazione di classifica è solo di poco migliore rispetto a quella dei nerazzurri, la stagione è stata contrassegnata dal prolungato passaggio di consegne della società dalla famiglia Berlusconi ad una cordata di imprenditori cinesi per lungo tempo non identificabili, al punto da far temere i sostenitori rossoneri che il sospirato arrivo di nuove liquidità dall'Asia potesse tramutarsi nell'inappagata attesa di un Godot di beckettiana memoria.

In questo contesto Montella si è trovato spesso a dover lavorare praticamente da solo, riuscendo comunque a mantenere una guida egregia della squadra, che non sempre lo ha ripagato negli stessi termini. Se è vero che i primi mesi della stagione promettevano qualcosa di più, lo è anche affermare che la differenza tecnica con le big del campionato si è palesata in modo indiscutibile ed evidente, ancora di più quando, con una rosa numericamente non molto estesa, l'allenatore di Pomigliano d'Arco si è trovato a dover fronteggiare infortuni e cali di forma.

Il bicchiere è da considerarsi pieno per metà in virtù della vittoria natalizia in Supercoppa (quando, tra l'altro, la flessione rossonera iniziò a manifestare i primi sintomi) e di più di una emersione giovanile (si pensi alla solida affermazione di Donnarumma e Suso e alle scoperte di Deulofeu e Pasalic) mentre i vuoti vanno associati ai troppi punti lasciati per strada con le piccole, contro cui troppo spesso il Milan si è inceppato.

Il finale di stagione, dunque, arriva quanto mai opportuno per entrambe le regine del Naviglio, spodestate da una Juventus dominante, ma anche da Roma e Napoli, che tecnicamente appaiono ancora una spanna sopra le milanesi, a cui non resta che aspettare l'estate per riprendere a sognare, nella speranza che l'autunno, oltre alle foglie, non faccia cadere anche le ambizioni di due grandi nobili (al momento) decadute del calcio italiano.

Gigi Bria

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