Martedì, Ottobre 17, 2017

In un panorama di crisi lavorativa che sembra non dar tregua, lo Stato dovrebbe farsi garante di tamponare questa situazione in modo concreto e tempestivo, lasciando le chiacchiere da bar per altri tempi piu' rosei. Oggi la mia riflessione vuole gravitare attorno alla realta' del nostro Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) in relazione alle pensioni.

Come ben sapete, per ricevere la pensione, vi sono requisiti sia d'anzianita' che di contributi versati allo Stato; 65 anni e 7 mesi per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, 66 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti, entrambi con anzianita' minima contributiva pari a 20 anni (requisiti al 2016). Andando avanti col tempo, i requisiti aumenteranno di eta' minima data la speranza di vita che aumenta ogni due anni. Senza esprimere -in questo articolo- il mio pensiero sul continuo e costante aumento dell'eta' per godersi in santa pace quello che spetta di DIRITTO dopo una lunga ed onesta vita lavorativa, vorrei puntare il focus su quelli che vengono definiti i "contributi volatili". Essi rappresentano gli anni di contributi -versati regolarmente allo Stato- di una persona che per qualsiasi motivo perde il proprio lavoro ritrovandosi in difficolta' economica. Oggi, purtroppo, trovare un posto di lavoro e' un grande lusso (cosa che non dovrebbe essere dato che il Bel Paese "è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro ..."), cosa ancor piu' difficile -soprattutto nel breve tempo- e' trovare nuovamente un posto di lavoro dopo averlo perso.

La mia domanda e': cosa potrebbe fare il nostro Stato tramite l'INPS per dar una mano a chi momentaneamente si trova in difficolta'?

Ridare alla persona -che verte in situazione di grave difficolta' economica ma non ha raggiunto i requisiti- i contributi che lei stessa ha versato allo Stato tramite gli anni di regolare lavoro; in tal modo riuscirebbe a fronteggiare meglio il periodo di crisi, avendo meno preoccupazioni su come arrivare a fine mese. Tutto questo porterebbe in primis alla REALE tutela della persona da parte dello Stato, e poi a motivare il singolo individuo a non darsi per vinto, ma a rialzarsi rimettendosi in gioco nuovamente. Io credo che il funzionamento corretto di una societa' che si definisce civile non e' piangere quando una persona pone fine alla sua vita perché arrivata a toccare il fondo, ma evitare che questo avvenga, evitare di lasciar sole le persone in difficolta', evitare di dire "non ci si puo' far nulla" ... perché ogni problema, per definizione ha una soluzione ... certo, bisogna volerlo

Nadir Davide Mennuni

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